Convegno, 12 marzo 2010, ore 17.00
Museo Civico Ala Ponzone - Cremona
Importante occasione di dibattito e riflessione sulla figura di uno degli intellettuali più poliedrici del nostro Novecento, che è stato critico letterario e professore universitario, romanziere e giornalista, poeta e uomo politico. Al convegno, organizzato dall'Aicc di Cremona e coordinato dalla Prof.ssa Renata Patria Rozzi, partecipano Annamaria Cavalli e Ambra Meda, studiose di Borgese del Dipartimento di Italianistica dell'Università di Parma e Gandolfo Librizzi, direttore della Fondazione G.A. Borgese di Polizzi Generosa, cittadina siciliana che nel 1882 ha dato i natali allo scrittore. Al termine dell'incontro è prevista la proiezione di un video-documentario su Giuseppe Antonio Borgese. Nei suoi esordi e per molti anni a seguire, la fortuna critica ed editoriale ha accompagnato Giuseppe Antonio Borgese: a soli due anni dalla laurea, gli è stata pubblicata per i tipi della "Critica" la tesi sulla Storia della critica romantica addirittura da Croce. Numerosi i suoi contributi alla critica letteraria d'inizio secolo: dai tre volumi de La vita e il libro (1910) a Tempo di edificare (1923), da Ottocento europeo (1927) a Il senso della letteratura italiana (1931) e Poetica dell'unità (1933), con cui ha lanciato autori come Moravia, Soldati e Piovene.
Oltre agli interventi di carattere sociopolitico, Borgese si è imposto come uno dei protagonisti della scena culturale dell'epoca: ha fondato la rivista "Hermes", è stato un attivissimo consulente editoriale per Mondadori, il più giovane docente universitario del Regno d'Italia, e l'autore di due romanzi fondamentali della prima metà del secolo, quali Rubè (1921) e I vivi e i morti (1923). Sembra che ancora oggi Borgese debba pagare le conseguenze della campagna denigratoria messa in atto contro di lui a partire dal primo dopoguerra. I nazionalisti non gli hanno mai perdonato le tesi "rinunciatarie" caldeggiate nel '18, al Congresso di Roma, in favore del principio di autodeterminazione dei popoli della nascente Jugoslavia. Fino all'autoesilio negli Stati Uniti, dove si reca nel '31 col pretesto dell'insegnamento accademico a Berkeley. Non fascista ma neppure aperto oppositore (tant'è che sceglie di non firmare il Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Croce nel '25), in America Borgese rifiuta di giurare fedeltà al Pnf. Tale scelta, insieme con la pubblicazione di Goliath, the march of fascism (1937) - lucida analisi in cui si tenta di risalire alle origini intellettuali del fascismo -, gli fa perdere la cattedra di Estetica all'Università di Milano e gli preclude definitivamente il rientro in patria.
Fino al '46 lo scrittore rimane negli States, dove sposa in seconde nozze la figlia di Thomas Mann, Elizabeth, e dove si impegna in un'intensissima attività intellettuale relativa a questioni di politica internazionale. Dopo il suo rientro in patria e la morte, che lo ha sorpreso poco dopo (4 dicembre 1952), Borgese, odiato dai fascisti e disprezzato dai comunisti perché mai compagno di strada, è stato pressoché dimenticato e nessuna storia letteraria sembra aver trovato lo spazio per dedicargli un capitolo specifico. Negli ultimi anni però ha iniziato a muoversi qualcosa e sono stati fatti numerosi passi avanti nell'operazione di "recupero" della sua produzione.

