Un nuovo libro di Giovanni De Leva, giovane studioso di Borgese

      

 

Nel libro trova anche spazio il Rubé di Giuseppe Antonio Borgese

 

Tra il 1914 e la pubblicazione di Un anno sull’Altipiano (1938)di Emilio Lussu, scrittori, giornalisti, saggisti e memorialisti danno vita a una grande narrazione del conflitto: un racconto corale e multiforme, che risponde di volta in volta al frangente storico, agli intenti politici e al contesto sociale di riferimento. L’immagine della guerra muta di conseguenza sensibilmente nel corso degli anni, se non addirittura dei mesi, e gli stessi caratteri di orrore e di assurdo, a cui associamo la tragedia del primo conflitto mondiale, non sono affatto scontati, ma costituiscono l’oggetto di un acceso dibattito.

Riletto sulla base di questa evoluzione, e posto a confronto con altre forme di scrittura, colta e popolare, il canone della letteratura di guerra assume una luce inedita. Per temi e modalità rappresentative, il racconto del conflitto svela d’altra parte radici ottocentesche, che resistono nella terra desolata di una guerra industriale e di massa. Emergono allora linee narrative inaspettate, dove il militarismo può velarsi di sentimentalismo, e alla Grande Guerra nella versione del regime, erede della tradizione sabauda, se ne contrappone una antifascista, che raccoglie la lezione repubblicana.

Giovanni de Leva, dottore di ricerca in Letterature comparate, ha insegnato Letteratura italiana all’Università di Münster. Tra le sue pubblicazioni: Dalla trama al personaggio. Rubè di G. A. Borgese e il romanzo modernista (Liguori, 2010), premio Tarquinia-Cardarelli per l’opera prima di critica letteraria.